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Volume II.
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LIBRO II. j3g

seguita eziandio nelle piti vili e plebee , es-sendo stato un Francese che ha descritto consomma accuratezza la forma del perfettissimocuoco , parea ben ragionevole che alcunoprendesse a descrivere e formar 1 immaginedi un sapientissimo filosofo, a cui nulla man-casse , e in cui nulla desiderar si potesse.Ma io credo, due ragioni principalmente averdistolto gli uomini da ciò fare ; delle qualila prima penso che sia la grandissima e sommadifficoltà di instituire questo filosofo così per-fetto. Perciocché se nelle altre discipline cheson più anguste e ristrette, pur è difficilescorger quell ultimo grado di perfezione acui posson giungere, quanto più lo sarà nellafilosofia , la qual vagando per tutte le coseche in mente umana cader possono, non haconfine, limite alcuno? Che se ognuna diquelle , per esser perfetta , ha bisogno dellealtre discipline a lei propinque , da cui peròsol tanto prende quanto le basta per esserpiù bella, et ornarsene, che diremo della fi-losofia , che vuol professarle , et esser mae-stra e direttrice di tutte ? onde si vede a leirichiedersi molto maggior dovizia di cogni-zioni e di lumi , che a qualsivoglia altra. Ecerto non potrà alcuno , non che filosofoperfettissimo, ma, a mio giudicio, pur fi-losofo chiamarsi, se egli non avrà una moltoacuta e profonda dialettica , per cui possa edefinir le cose prestamente , e distinguerle edistribuirle , e trovar gli argomenti, conoscen-done il valore e la forza , e sapendo misu-rare la loro probabilità, e contentarsene,