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Volume II.
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140 Della forza decorpi

qualora non possa giungersi all evidenza ; ri-cercando poi levidenza in quei luoghi ovequalche speranza ci se ne mostri ; e non farcome quelli , i quali assueti all evidenza deimatematici , soffrir non possono le ragioniprobabili dei giuristi ; ovvero avvezzi alla pro-babilità dei giuristi , si nojano delle ragionievidenti dei matematici ; nel che errano cosìgli uni come gli altri. Et anche dovrebbe,per esser degno del nome di filosofo, sapereperfettamente tutte le fallacie ; perchè sebbeneè vergogna talvolta 1 usarle, è però moltomaggior vergogna , essendo usate da altri, ilnon saper svolgerle e discoprirle. con tuttaquesta scienza però sarà gran fatto il filosofoda apprezzarsi , se egli non se ne servirà aconseguire le altre , e non avrà in primoluogo compresa nell animo la varietà , e1 ordine e la bellezza di tutte le cose intel-lettuali , che chiamatisi metafisiche : le qualialcuni disprezzano , avendole per insussistentie vane ; ma se pensassero , ni una cosa pre-sentarsi giammai all animo , più manife-sta , più ferma et immutabile delle formeuniversali ed astratte , e niente esser piùcerto che quei principi e quelle verità cheda esse a tutte le scienze derivano ; io nonso perchè molto più stimar non dovesseroquelle cose che essi chiamano insussistenti evane, che non quelle che essi chiamano veree reali. E certo che la metafisica ci aprì ellasola da principio e discoprì quella bellissima eimportantissima disciplina, che può dirsi ilmaggior dono che la natura abbia fatto agli