LIBRO II.
uomini, voglio dir la morale ; la qual se ilfilosofo non saprà , nè avrà cognizione dellevirtù nè dei vizj, uè saprà ragionare del finedell’uomo, nè della felicità, io non so cheVoglia egli farsi della sua filosofia. E quan-tunque la perfetta conoscenza della moralepossa da se sola innalzare il filosofo sopragli altri uomini , e farlo, per così dir, più-che uomo, egli non dovrà- però esser privonè della scienza economica , nè della po-litica , e dovrà saper giudicare rettamentedei costumi e delle usanze tanto domesti-che quanto pubbliche, perchè dovrà essereperitissimo eziandio della giurisprudenza. Equanto a me, se io dovessi formarlo a miomodo, io vorrei che fosse anche elQquente ;e ciò per due ragioni, delle quali la prima siè , per poter adornare le altre parti della fi-losofia , et esporle con bel modo ; perchèsebbene sono stati molti filosofi che hannotrascurato ogni ornamento del dire, io noncredo però che ne sia stato alcuno mai tantorozzo, che potesse la sua rozzezza piacergli.L’altra ragione si è, che io tengo che l’elo-quenza sia una parte della filosofia essa pure}poiché se credesi comunemente che alla filo-sofia si appartenga il sapere, come si edu-chino le piante , e si lavorino i metalli, perqual ragione non dovrà ella anche sapere,come e per quai mezzi si lusinghino gli animiumani, e si eccitino e si movano ? e per que-st’ istessa ragione niente mi maraviglierei, sequel perfettissimo filosofo che noi andiamoora immaginando, volesse essere anche poeta.