Band 
Volume II.
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LIBRO IL

die quella opinione , che oggi par probabi-le, potesse una volta trovarsi falsa. Percioc-ché il pretendere che ciò che si dice, nondebba potere esser falso, è una pretensionesuperba, e conveniente piuttosto a un Dio che a un filosofo ; e quegl istessi che, tras-portati da una tal vanità , per essere sicuris-simi di ciò che affermano , professano dinon volere attenersi se non alle esperienzee alle osservazioni, volendo poi ridurre i ri-trovamenti loro a leggi universali e costantidie debban valere in tutte le cose, eziandioin quelle che non hanno mai osservate, ca-dono aneliessi nel pericolo della probabilità;la qual probabilità se non volesse seguirsi perpaura di errare, non potrebbono più imedici curar gV infermi, i giudici difbnirele cause ; e si leverebbe del mondo ogni re-gola di buon governo. Io vorrei dunque cheil filosofo sapesse tutti i sistemi, almeno i piùillustri, per seguir quelli che fosser probabi-li , se alcun tale ne ritrovasse , e rigettar quelliche non fossero ; i quali però saper si deb-bono , benché si vogliano rigettare ; anzi riget-tar non si dovrebbono senza saperli ; che è cosada uom leggero rigettar quello che non si sa.E già la fisica stessa mostrandogli i suoi si-stemi, et instruendolo delle sue esperienze etosservazioni, e manifestandogli le sue leggi ,non è da dubitare che non gli aprisse anchela chimica, la medicina, la notomia, e noiconducesse nevasti campi di tutta listorianaturale. La qual fisica vorrebbe però sem-pre aver seco la geometria e 1 algebra, con