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Volume II.
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LIBRO II. t r;3

anche voi} ma , a dirvi il vero, io credo chequesta analogia ( che così la chiamano' connome greco, so quanto bene ) sia un luogopericolosissimo, da cui si traggono argomentitalvolta di qualche peso, spessissimo di niuno.Perciocché ella è posta non in altro che inuna certa similitudine, che alcuni voglion sup-porre che sia in tutte le cose tanto grande ,quanto mai esser può. E così conosciutonedue che sieno simili alcun poco , facilmentesi inducono a credere che debbano esser si-mili in tutto ; e tutte le proprietà che trovanoin una , non hanno difficoltà di attribuirleanche allaltra. Il che oggimai è tanto innanziproceduto , che molti hanno creduto doveresser degli uomini nella luna, solo perchèessendo la luna simile alla terra, inquanto hadelle montagne , pensano che debba esserlesimile in ogni altra cosa. Al quale argomentose noi volessimo tener dietro , bisognerebbemettere nella luna ancor le maschere e i tea-tri. Sapete , quante novelle, valendosi dellaanalogia , persuase già il leggiadro Francese a quella sua giovinetta. Per quel eh 1 io veggo,disse allora il signor D. Serao, voi siete ungran nemico della analogia. Ma pur parmi chela similitudine , in cui essa è fondata , moltosi convenga alla natura. E perchè , risposi ,non le converrebbe altrettanto la varietà ? Per-chè , disse il signor D. Serao , le cose sonopiù belle riducendosi a una certa similitudine,e quasi a una forma sola. Et a me , dissi ,pajon più belle per quelle tante e così varieforme che hanno. Ma ben maccorgo che voi