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Volume II.
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LIBRO II. 2lr j

D. Niccola, ne è in grandissimo timore an-cora egli, prevedendo mine spaventevoli. Qualiru ine ? disse la signora Principessa; a cui ri-spose il signor D. Niccola : Dice il Padreficcati, se non minganno, alla pagina 343,( acciocché non sia questi quel solo che siricorda le pagine ) che se una sola legge della,natura venisse meno, gli parrebbe che luni-verso si sconvolgesse, e ritornasse tosto nelcaos. E se alcun uomo avesse pur lardimentodi supporre tal cosa , mancherebbongli dipresente i principj della ragione, avrebbepiù modo via di stabilire più tosto unaconclusione che un altra. Voi vedrete questitimori, leggendo il dialogo decimo. Io non sontanto paurosa, disse la signora Principessa,quanto è il P. Riccati ; il quale non potrà maidecidere, se una cosa la qual sia fuori delleleggi della natura, sia però in se stessa pos-sibile ; perciocché non arrischiandosi di sup-porla , non potrà mai esaminarla. In falli,disse il signor D. Niccola, egli non vuolconcedere che i corpi perfettamente durisieno possibili, negarlo e come giungea questo luogo , si umilia , e venera i con-cigli della divina sapienza, e lascia ai pre-sontuosi il quistionare sopra 1 incontro didue corpi durissimi. Se questa è presunzió-ne , disse la signora Principessa, io ho ascrupolo tutta la filosofia, parendomi che po-che quistioni abbia men sublimi di questa.Indi a me rivolta, desidero bene, disse , che,poiché voi non avete tanta paura, e vilanimo di suppor cose alle leggi della natura