LIBRO II. 23 g
continuità ; che di quante io n’ ho vedute, ( emolte già ne vidi studiando algebra in Palermo sotto la disciplina del signor D. Luigi Capece)muna parmi di averne incontrata mai che lamgge della continuità non osservasse ; seguendoOgnuna sempre la stessa regola senza mai^lontanarsene, nè pervenendo mai le ordinateal zero senza prima impiccolirsi a poco a po-co , nè trasferendosi mai dall’ essere positivoal negativo , senza essere passate prima per lozero, o aver varcato gli spazj interminabili del-l’infinito. E quella continuità quanto valeva arender vaga e leggiadra ogni curva! Qui sitacque il signor Marchese; et io incontanenterispondendo, piacciavi , dissi , di avvertireche io non ho mai negato che sia continuitànelle idee dei geometri; ho detto solo, niunoavermi fin qui dimostrato che esse non pos-sano talvolta incorrere in alcune discontinui-tà , le quali peravventura potrebbon nascereda quella istessa regola di continuità che leaccompagna. E voi forse ne avreste trovatealcune in quelle vostre curve che già osser-vaste , se preso dalla vaghezza della continui-tà , e da essa rapito, aveste potuto cercaraltro. Nè io però mi meraviglierei se in quelleVostre curve aveste anche trovata per tuttola continuità senza discontinuità ninna ; per-ciocché i geometri se le compongono a modoloro, proponendosi una certa regola di for-marle, che soglion chiudere in una equazio-ne , e non volendo che appartengano allac urva se non quei punti che secondo quellare gol a ritrovano; e perchè quella regola trae