LIBRO II. 2 3 t
del vero le sforza all’uno od all’altro, valendoì» ciò la volontà degli uomini. Avendo io dettequeste cose, il sig. Marchese , mostrando diacconsentire, rispose: Questa ragione però nondovrebbe valervi nelle opere della natura, lequali, non dalla volontà degli uomini, inadalla volontà di lei stessa si muovono e sireggono. Et io, vedete, dissi, che non siaper questo istesso più difficile il dimostrarela continuità nelle opere della natura, cbe inquelle degli uomini ; perche se la natura lemove e regge a modo suo, chi può saperese ella si abbia voluto imporre, qual primae principal legge , la continuità , così che niuncorpo, per ninno accidente che avvenir pos-sa, debba poter passare da una qualità adun’altra, et avendo una forma prenderne unanuova , senza aver prima avute tutte le qua-lità o forme intermedie ? E se noi in moltis-sime cose , che non so già se in tutte, tro-viamo la continuità, potrebbe ella essere unaconseguenza di qualche regola o legge , laquale inducendo continuità in moltissime, la-sciasse però luogo alla discontinuità in alcune.E qual potrebbe essere cotesta legge ? disseil sig. Marchese ; et io risposi : Le leggi stessedel moto , le quali se si avverranno in corpidurissimi, non solamente permetteranno nelloro incontro qualche discontinuità, ma laVorranno e la chiederanno. E chi sa, se lanatura, per isfuggire ogni discontinuità, abbiaVoluto guardarsi di produrre verun corpie-ciuolo durissimo, clienti erano gli atomi d’E-picuro? Chi sa, se i globetti della luce, i quali