LIBRO IH.
chiuder la strada a tutte le invenzioni nuove.,è lo stesso che accusar gli antichi che giàl’aprirono , e fare ingiuria ai posteri, in gra-zia de’ quali fu aperta. Io credo dunque, si-gnor Giambatista carissimo, che sia cosa con-venientissima , e alla profession del fdosofosommamente accomodata, il desiderio dellanovità ; così veramente che non tragga l’uomoad opinioni stravolte e contrarie alla ragione,* nè egli per li suoi ritrovamenti nuovi s’inducaa disprezzare superbamente gli antichi: delqual vizio non son privi coloro , i quali ben-ché niente attribuiscano a se medesimi, ondepajono temperatissimi, pur vogliono che tuttoattribuir si debba a quelli della loro età, odella loro scuola, o del loro ordine ; nè cre-dono d’esser superbi, perchè lo sono a nomedi molti. E che il disio della novità temperatodi questa maniera sia giovevolissimo, potreidimostrarvelo con mille esempi, se voi stessonon ne foste uno così chiaro , e così eccel-lente e così maraviglioso, che rendete inutilitutti gli a lt r i. Perchè lasciando le altre partidella filosofia che voi avete voluto più tostosapere che professare, nella notomia certamenteelle avete presa, non senza invidia, cred’io,dell’ altre scienze, con tanto studio ad illustra-re, avete assai chiaramente dimostrato qualeesser debba in un filosofo perfettissimo l’amoredella novità. Imperocché avendo voi fattotauti ritrovamenti nuovi , e così singolari ecosì illustri e maravigliosi, qual ne è stato»on sommamente consentaneo e del tuttocorrispondente all’ osservazione et al vero? E