2S0 DELLA FORZA DE’CORPI
Q uantunque non si disdirebbe al nostro secoloi anteporsi a tutti gli altri che sono stati divoi privi, quando però è stato mai che voivogliate valervi della felicità e virtù vostra adisprezzo d’altrui? che anzi avete voluto nel-l’ampiezza quasi infinita del vostro animo ri-cevere non solo i ritrovamenti da voi fatti,ma quelli ancora che fecero le età passate ;e questi tutti avete sottilissimamente conside-rati, ed apprezzati ciascuno, secondo che con-veniva , volendo studiarli e saperli, non menche i vostri ; e di tanto poi gli avete conl’ingegno abbelliti et ornati, che eglino stessi,per quel ch’io creda, più tosto vostri esservorrebbono che dei loro primi ritrovatori. Equesto è quello ch’io vorrei che facesse ognunonella profession sua , massimamente il filoso-fo ; ih cui tanto non riprendo io l’amore dellanovità, che voglio anzi che s’ingegni e si sfor-zi, quanto può, di andar dietro alle cose nuove,usando di quella temperanza di cui voi avetelasciato a i postei-i nelle vostre divine opere unesempio cotanto illustre. Nè solamente voglioche egli studii quelle cose che egli spera di po-ter trovar da se solo ; ma perchè molte ne sonoche un solo uomo facilmente ritrovar non po-trebbe, voglio che pongasi in comunità conmolti, contentandosi, se non ha tutta la lode delritrovamento, di averne qualche parte - e per-chè ne sono ancor di quelle che una solaetà compiere non potrebbe , ricercandovisil’osservazione perpetua e costante di moltisecoli, per ciò voglio ancora che egli si mettain società coi passati, perfezionando quello