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Volume II.
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LIBRO III. 201

avanti, volendo far vedere la necessità dellaforza viva per mezzo della composizione deltaoto. E questo è il fine a cui si dirige ladimostrazion sua, come sopra ho detto ; allaquale io verrò accostandomi a poco a poco,giacché sopra le cose finora dette panni cheDon abbiate dubio alcuno. Qui fermossi alquan-to; e tacendomi io tuttavia, fecesi innanzi ilsignor D. Niccola, e non crediate già, disse,che, perchè egli si taccia, vi conceda però laseconda delle due cose che avete dette, cioèche il globo essendo portato da A in p peruna pressione continua et eguale, debba perquesto osservare le leggi della gravità. Anzidi questo, ripresi io allora, non voglio di-sputar punto, e son prestissimo di concederlo,se il signor D. Felice così vuole. E quandoio avessi voglia di disputare , mi piacerebbepiù tosto negar la prima delle due cose cheegli ha detto. Voi, disse allora il sig. D. Nic-cola , siete più cortese dopo cena, che nonfoste oggi ; perchè oggi disputandosi deglielastri che nellaprirsi urtano un globo, quan-tunque il globo sia portato per uno spaziettoinfinitesimo da una pressimi continua e sem-pre eguale, non avete però mai voluto con-cedere che egli debba per ciò seguire le leggidella gravità ; e quelle ragioni che adduce-Vate oggi, ben parmi elie potrebbono simil-q*ente addursi nel caso nostro. Se a voi pare,Esposi io allora, che quelle ragioni che io hoaddotte oggi in proposito degli elastri , deb-ito valere anche ora in proposito della fun^,e voi fatele valere quanto piace; che io