LIBRO III, 2^3
allo Spazio A p, che egli chiama spazio diaccostamento, o lo scorra il corpo, o nonioscorra. E quindi è , dice egli, che per qualun-que via giunga il corpo da A in r, l’azioneè pur sempre la stessa, nulla variandosi nè lapotenza, nè lo spazio dell’accostamento. Nè lapotenza, disse allora il sig. Marchese, si varie-rebbe punto, nè lo spazio dell’accostamento,quand’ anche il corpo scendesse da A in r perdue linee che facesser tra loro alcun angolo ; epure io non so, se allora potesse Fazione es-sere quella stessa; certo che il corpo acquiste-rebbe un’altra velocità e un’altra forza, comafacilmente può intendersi, considerandolo comeun corpo grave che cada. Et anche, se ho dadirvi il vero, poco mi piace, che a formare laVera idea dell’azione, debba applicarsi la po-tenza non già a quello spazio che il corposcorre, ma ad un altro che egli non scorre. Ionon posso dissimulare, disse quivi il sig. Contedella Cueva, che in questo luogo il Padreficcati anche a me poco piace. Nè anche mip!ace il dire che F azione sia la potenza ap-plicata ad uno spazio, qualunque e’siasi; per-ciocché a qualunque spazio si applichi, parmiche sarà sempre potenza, non mai azione; es-sendo la potenza e F azione due quantità didiversa natura , nè potendo F una, per appli-cazione che se ne faccia, passar nella naturadell’ altra : e veggiamo che il tempo, comun-que si applichi, non può mai divenire unospazio ; nè uno spazio, comunque si appli-c hi, può mai divenire una' forza ; e lo stesso dirpossiamo di tutte le categorie, avendo ognunaZanotti F. M. Voi. IL 18