LIBRO III. 3 i~^
noi vogliamo che l’azione per cui la corda,non essendovi il piano, tirerebbe il globo daA in p, sia eguale a quella azione per cui,posto il piano, lo tira da A in r ; egli si par.manifesto, che se a questa azione aggiunge-remo l’altra, per cui preme il piano stesso ei urta, dovranno le due azioni prese insiemeesser maggiori di quella prima. E poiché par-tono tutte e due dalla virtù della corda, esono azioni della corda stessa tutte e due,bisogna ben dire che più agisca la corda efaccia maggiore azione venendo il globo daA in r, che non farebbe venendo da A inP • Qui mostrò il signor D. Felice di non po-ter quasi tenersi, e già volea rispondere; mail signor Marchese di Campo Hermoso, nonaccorgendosene, gliele impedì dicendo : Ionon veggo perchè voi così facilmente con-cediate che F azione che trae il globo da Ain r , sia da se sola eguale a quella che lotrarrebbe da A in p. Perciocché non è egliVero che la potenza della corda traente il globoda A verso p viene per cagion del piano arisolversi in due, l’una delle quali preme ilpiano stesso, e l’altra tira il globo verso r?E non è egli anche vero che qualsisia di questedue potenze è minore di quella prima? Altroe potenza, risposi io, altro è azione. E seVoi volete che la potenza della eofda che por-terebbe il globo da A fino in p , si risolva indue potenze, l’una delle quali lo porti da Ain r, sarà questa certamente minore di quella;di modo che ogni impulso istantaneo di essasarà più debole di qualsisia impulso istantaneo