LIBRO III. 2^0
Così die ]’ mia debba accrescersi per 1’ ag-giunta dell’altra ? Mo, signore, rispose il signorhh Felice, perche il premere non è azione; equando ben fosse azione, sarebbe un’azione in-finitamente piccola, e dovrebbe aversi per nulla.Farmi, sig. D. Felice, risposi io allora, che sevoi vorrete provar queste due cose, vi biso-gnerà sottilizzar non poco. Et egli ridendo, nonpotrò mai, disse, farlo, quanto voi. Ma delledue cose da me proposte, e che il P. Piccatisostiene, qual è che voi mi negate? Io, dissi,le nego tutte e due. Or bene, disse il signorD. Felice, io mi sforzerò, in primo luogo, diprovarvi la prima, cioè che il premere non siaagire; sebbene io credo che voi la neghiate,non perchè l’abbiate per falsa, ma per far provao del vostro ingegno o del mio. Del vostro,risposi, sarebbe una prova troppo piccola; delniio, troppo grande : ma che ohe sia di ciò,provatemi dunque che il premere non sia agire;vedremo poi se, essendo agire, sia agire infi-nitamente poco. Allora il sig. D. Felice inco-minciò: Primieramente, che il premere non siaagire, e che la pressione non sia azione, può pro-varsi per questo, che niuna azione può esseredove non sia effetto niuno; la qual proposizione,siccome verissima e per se stessa manifestissima,si assume dal P. Riccati, nè mi ricordo ben,dove. Qui il sig. Conte della Coeva, parrai,disse, che raffermi in più luoghi, ma lo sup-pon certamente nella pagina aòf. E d signorD. Felice seguitò a dire: Che s’egli è vero,ninna azione essere senza effetto, voi ben ve-dete che la pressione, non avendo per se sola