LIBRO III. agl
filosofo di chiamare azione quella pressione cuisegua il movimento, e non chiamare azionequella cui non segua? quantunque l’una el’altra pressione sieno, quanto a loro, dellostesso genere. Io, dissi, noi vieto io già; mavedete se non lo vieti il Padre Riccati ; per-ciocché se egli vuol dimostrare che l’azioneche tira il globo da A fino in r, di nientesi accresca, aggiungendoci la pressione chelo stesso globo esercita contro il piano AD,non so se a lui basterà di dire che questapressione non ha nome azione; perciocché,qualunque sia il nome, s’ella è dello stessogenere che quella che chiamasi azione, biso-gna bene che l’una si accresca per l’aggiuntadell’altra; e chi argomentasse in contrario,si abuserebbe del nome. Nè so se il PadreRiccati, dando al nome di azione quel signifi-cato che più a lui piace, incontrerà poi lagrazia dei metafisici, quando vorrà dimostrarenella composizione del moto l’uguaglianzadell’azione e dell’effetto; perciocché i meta-fisici non son già contenti che in quel loro prin-cipio si prenda il nome di azione in qualunquesenso più piaccia, ma vogliono che si prendain quell o eli e piace a loro. E chi contravviene,turba il lor principio, non lo difende. Io nondico, rispose qui il signor D. Felice, che ilPadre Riccati argomenti dal nome, e neghiche la azione si accresca per l’aggiunta diuna pressione , per ciò che la pressione nonha nome azione ; che in vero sarebbe argo-mento troppo debole ; ma egli s’attiene prin-cipalmente ad un’ altra ragione assai forte,