282 BELLA FORZA DE* CORPI
la qual è, che la pressione, con la quale ilglobo spinge il jiiano, se è azione, è peròazione infinitamente piccola, e per ciò deetrascurarsi, così che aggiungendola a quel-l’altra che tira il globo da A in r, non debbafarsi accrescimento niuno. Udirò volentieriquello che vogliate dire contro una tal ra-gione. Io dico già da ora , risposi, che pocomi piace cotesto trascurare le quantità infini-tamente piccole, e averle per nulla. Ma voidisse il signor D. Felice, vi avete posto nel-l’animo di voler dire contro ogni cosa. Igeometri non le trascurano essi? E se ciò sipermette ai geometri, quanto più dovrà per-mettersi ai fìsici? Et io pure, risposi, lo per-metto agli uni et agli altri, ove si tratti diridur le cose alle misure comuni, nelle qualiperdonasi facilmente al misuratore una colpainfinitamente piccola; ma se si trattasse diridurle ai principj et alle leggi dei metafisici,non so, se questi gliel permettessero; percioc-ché sono severissimi, e non perdonarlo nulla.E se avranno, per esempio, stabilito che l’ef-fetto non possa esser maggiore della cagione,non vorranno già contentarsi che sia maggioreper una differenza infinitamente piccola ; im-perocché quella differenza , per cui l’effettoeccedesse la sua cagione, sarebbe senza ca-gione , e tanto è impossibile che sia senza ca-gione una particella infinitamente piccola,quanto che sia senza cagione il mondo tutto,il qual potrebbe essere anch’egli infinitamentepiccolo se si paragonasse con un altro mondoinfinitamente più grande. Se dunque il Padre