Band 
Volume II.
Seite
285
JPEG-Download
 

libro in. aS 5

non meno agisce dii spinge a tutto potere unmuro, e noli lo scuote, che un altro che premeuna canna con eguale sforzo, e la rompe. Pursiamo soliti dire, ripigliò quivi il sig. Conte,che lazione si misura dalleffetto ; e che la-zione che esercita la gravità in un corpo ilquale sia sostenuto é fermo, è infinitamentepiccola, e però nulla, rispetto a quella cheesercita in un corpo il quale attualmente ca-de. Così diciamo, risposi, perchè quando ilcorpo sta fermo, noi consideriamo solo quel-limpulso istantaneo e presente che egli ricevedalla gravità; degli altri infiniti che son giàpassati, e non hanno lasciato di se effettoniuno, non abbiamo considerazione, tenendo-gli per inutili. Ma nel corpo che cade, con-siderar si vuole non sol limpulso presente,ma queglinfiniti ancora che egli ha ricevutiper tutto il tempo della caduta ; perchè seb-bene passarono, e più non sono, pur hannolasciato nel corpo un movimento, del qualese noi vogliamo intendere la cagione, biso-gna intendere tutti queglinfiniti impulsi chelo produssero. Se voi però ridurrete in unasomma tutti glimpulsi che il corpo fermo ri-ceve dalla sua gravità in un minuto di tempo,e similmente tutti quelli che riceve in tempoeguale cadendo, voi troverete le due sommeegualissimee lazione altro non è che lasomma deglimpulsi, il movimento e leffetto.E sebben lazione, come voi dicevate, si mi-sura dalleffetto, ciò vuoisi intender per mo-do, che si misuri non dalleffetto che attual-mente segue, ma da quello che seguirebbe,