Band 
Volume II.
Seite
288
JPEG-Download
 

288 DELLA FORZA DE CORPI

Ma se dopo averne disputato, risposi io, no»posson sapere se quelle proposizioni sieri ve-re , molto meno il sapranno se non ne dispu-tano; perchè in somma il disputare di unaproposizione non è altro che cercare, se siavera, o non vera. Troppa briga, disse allorail signor D. Niccola, si darebbe ai matematicichi volesse che oltre 1 assumere le proposi-zioni dei metafisici, anche le esaminassero.Volendo io qui rispondere, f'ecesi innanzi lasignora Principessa e disse : Voi per pocoentrereste in unaltra disputa metafisica,lasciereste, tanto siete litigiosi, che il nostrosignor D. Felice venir mai potesse a quelladimostrazione che tanto aspettiamo. Però met-tete da parte le sottigliezze, e concedetegliuna volta che 1 azione della corda, o tiri ilglobo da A in r, o lo tiri da A in p, siasempre la stessa; che è quello che egli, seben maccorgo, massimamente desidera : e sea stabilir ciò, vuoisi che lazion della cordasia lo stesso che laccorciarsi, e che si misuridallo spazio; e che il globo nel primo suomoversi osservi le leggi della gravità; e cheil premere non sia agire , e voi di grazia con-cedetegli ogni cosa, acciocché possiamo final-mente udire a qual fine giunga la dimostra-zione. Allora io rivolto al signor D. Felice,meno, dissi, non vi volea della signora Prin-cipessa di Colohrano, perche tante cose adun tempo vi si concedessero. Ma ella puòquanto vuole. Voi dunque venite alla dimo-strazione. Rise un poco il signor D. Felice,poi cominciò: Sia .un corpo A (volgete 1 occhio