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non veramente alla potenza, ma all’ azioneSono poi alcuni, i quali immaginano che le duepotenze che spingono il corpo per li due latiAB, AC, e che io chiamerò potenze laterali,ne producano una terza , che 1 0 spinga perAD, che io chiamerò potenza diagonale ; equesti misurando le potenze dalle velocità cheproducono , sono astretti di dire che la po-tenza diagonale sia minore della somma delledue laterali, da cui vien prodotta; onde pareanche a loro che tolgasi 1’ uguaglianza tra lacagione e Feffetto. Ma il Padre Riccati moltosottilmente gli riprende, e con ragione ; per-ciocché nega egli che le potenze laterali p Q s-san produrre veruna potenza nuova ; e dice ,die se il corpo scorre la diagonale AD, ciò faegli, non per l’azione d’alcuna potenza nuovache allor si produca, ma per F azione dellepotenze laterali stesse. E certo le potenze nonpajono di lor natura ordinate a produrre altrepotenze. E dunque la potenza diagonale, se-condo lui, non prodotta nel corpo, ma fintae immaginata nell’animo dei matematici; iquali non volendo valersi di due potenze chesono nella natura, amano meglio di ricorreread una sola, che essi si fingono ; la qual se fosse,farebbe lo stesso effetto che quelle due. Quindiè, che a conservar l’uguaglianza trapazionee l’effetto, non altro fa d’uopo se non di-mostrare che F azione che fanno le due po-tenze laterali congiunte insieme, sia eguale a.quella azione che farebbe la potenza diagonaleda se sola, se vi fosse. E questo si è quelloche il Padre Riccati prende a dimostrare; e