LIBRO IH. 293
A in r, o lo tiri da A in p; e similmente, chel’azion della corda AC sia sempre la stessa, otiri il corpo da A in r, o lo tiri da A in q ;chi non vede, ciò provenire dall’esser l’aziondella corda non altro che raccorciarsi? ondene segue che, misurandosi l’accorciamentodallo spazio, debba misurarsi dallo spazio an-cor F azione, e però anche dal quadrato dellaVelocità; perciocché il quadrato della veloci-tà , movendosi il corpo da A in p , ovvero daA in q secondo le leggi della gravità, è sem-pre allo spazio proporzionale. Che se Fazioneè proporzionale al quadrato della velocità ,bisognerà bene che un effetto ne nasca pro-poi’zionale allo stesso quadrato ; il qual effettonon può essere se non la forza viva di Leib-nizio. Qui tacquesi il signor D. Felice ; eallora la signora Principessa, non mancherà,disse, chi voglia contradire a questo argo-mento. Io però, senza contradirgli, desiderosolo, per intenderlo più pienamenteche misoddisfacciate di un mio desiderio. Se la lineaAD , per cui s’incammina il corpo, non fossela diagonale del parallelogrammo BC , ma al-tra linea, voi non pertanto potreste prenderein essa un punto r, e condotte le perpen-dicolari j'p, rq , prolungarla tanto, che fosseil rettangolo di AD et Ar eguale ai due ret-tangoli di AB et A p, e di AC et A q , presiinsieme; e in questo caso potreste dire tuttele cose che avete dette. Io dimando dunque,onde avvenga, che essendo il corpo sospintodalle due potenze AB, AC, piu tosto per ladiagonale si incammini che per altra linea.