Band 
Volume II.
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338
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338 della forza attrattivaragione onde noi conosciamo la proposizioneesser vera, o non essere. Perché il dire chenoi conosciamo la proposizione esser vera,allora quando veggiamo la cosa fuori dellenostre idee essere appunto tale, quale è nelleidee stesse, è una spiegazione del tutto vanae insussistente ; imperciocché bisognerebbe,secondo una tale opinione, che noi potessimovedere quali sieno le cose fuori delle nostreidee 5 il che è impossibile, non veggendolenoi mai naturalmente, se non inquanto ci sondalle idee rappresentate. Io concedo dunqueche la verità della proposizione consiste bensìin questo , che la cosa fuori delle nostre ideesia appunto tale , quale è nelle idee stesse ;ma dico bene che noi non per altro ce neaccorgiamo , se non per la maggiore o minorefacilità che troviamo a congiungere o a dis-giungere il soggetto e T attributo} poiché sen-tendo che queste idee si congiungono o sidisgiungono così facilmente, giudichiamo cheancor le cose, a cui son simili le idee, deb-bano far lo stesso.

E qui voi potete aver già compreso quantovaglia il principio dell attrazione, anzi quantopur sia necessario, a formar le proposizioni,e stabilire tutti gli umani giudicj ; imperocchése noi le formiamo per congiungimento o dis-giungimento di idee , e le conosciamo e giu-dichiamo esser vere per la facilità maggioreo minore che hanno esse idee a congiungersio a disgiungersi, donde può nascere questamaggiore o minore facilità, se non da unaforza attrattiva, qualunque siasi, per cui tali