detxe ii>ee 34^
Manze. Io mi trovai già in un consiglio diguerra , ove deliberandosi , se si dovea dar bat-taglia , o no 3 ed essendo state proposte molteragioni per l’una parte e per F altra , nè es-sendo facile lo spedirsene , nulla piu valse apersuadere il combattimento che le parole diun officiale, il qual levatosi in piè, Signori ,disse, non bisogna ricercar la certezza ne’fattid’arme. E chi non sa, la Fortuna in tutte lecose esser padrona dell’ esito ? Combattiamonoi , e lasciamo a costei quello che è suo. Que-ste parole ed altri simili dette con grande au-dacia accesero gli animi di tutti, e furon ca-gione che si desse una delle più sanguinosebattaglie del nostro secolo. Se un altro offi-ciale di animo più posato avesse con gravitàdetto : Signori , non bisogna nell’ armi com-mettersi al caso. Le nostre deliberazioni deb -bon dipendere dalla ragione; nè dee darsi allaFortuna se non il meno che si può: forsequeste parole autorevolmente dette avrebbonoimpedito il combattimento, e risparmiata lavita a più di dieci mila uomini. Non diconulla di me, a cui quella battaglia costò unagamba.
I genii e le inclinazioni che si prendono agli ordini delle persone , alle sette , alle na-zioni, nascono il più delle volte da certi giu-dicii formatisi in noi per qualche fortuito elet-trizzamento di idee. Uno ha veduto due o treInglesi, e gli ha trovati taciturni. In costuiF idea dell 1 Inglese s 1 è elettrizzata con F ideadel taciturno per modo , che tosto che egliintende uno essere un Inglese, gli pare che