Band 
Volume II.
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di quei che scrivono in morale, altro non siache il vivere Sesto ; perchè sebben molti nelprincipio de i lor trattati non altro fine hannodetto di avere che questo solo, io credo però,che se eglino avesse?' meglio ricercato l animoloro, vi avrebbon trovato anche un altra in-tenzione molto nobile e molto necessaria. Equesta è di mostrare a gli uomini non sola-mente le regole deW onestà , ma farne ancoraintender loro le ragioni, i principii e le caurse, per poter poi bene e distintamente ra-gionarne, et insegnarle ad altri, e farne le-zioni da tramandare alla posterità ; il che senon avessero quegli scrittori avuto in animo,non ne avrebbono disteso tanti libri, tantoaccuratamente. Ora sebben poche regole ba-stano al vivere onestamente, però molto studioe molti avvertimenti e speculazioni si ricercanoa poter ben ragionarne ; e quindi è, che nontutti quelli che praticano V onestà, sono ancheatti ad insegnarla, e molte volte meglio neparlano quelli che non la praticano ; richie-dendosi in questa materia assai più studio alben dire che al ben fare : di che possono fa-cilmente accorgersi i poeti e gli oratori, etutti quelli che entrano a parlare o nelle pub-bliche o nelle private adunanze, occorrendoloro quasi del continuo di dover giudicaredelle azioni virtuose o viziose degli uomini,ora lodandole et or biasimandole, e d fenden-dole spesse volte, e spesse volte accusando-le , e venir sovente a contrasti sopra le usanzee gVinstituti della città. Delle quali cose seCredono di poter parlare assai bene quelli che