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Volume II.
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raccolte in sul principio ; e quindi è che imatematici stessi non sono sempre stati cosìdiligenti nell 1 osservanza di quella regola. Chese V usanza de i geometri, la qual vogliono chesi segua, si riduce a cfuesto, che di niuna cosamai non si disputi se prima non sen abbiaformata una chiara e distinta idea, intendendoper qualsivoglia nome quello che più ne piace,onde non debba essere contrasto intorno alledefinizioni , io dubito grandemente se possaciò farsi in tutte le scienze, e se giovi. Impe-rocché i geometri, non essendo obbligati didir più tosto di una cosa che di un altra,possono intendere per qualunque nome quelloche loro aggrada, e per tal modo, quanto alledefinizioni, uscir di briga; non così gli altri.Perchè se egli verrà quisdone in alcuna adu-nanza sopra i doveri del cittadino, niente va-ierà a colui che ragiona, il dire: io voglio in-tendere per cittadino quello che a me piace ;ma bisognerà pure che intenda quello che èpiaciuto a gli altri, e saccomodi al sentimentocomune, che è vago bene spesso ed incerto ;e se egli vorrà ridurlo a idea chiara e distintaper mezzo di una giusta definizione, incorreràper questo istesso ne i dubii e nelle dispute.E così avvien quasi del continuo, qualor siragiona del valore, della cortesia, della gen-tilezza, della beltà, dell ardire, della genero-sità, dellonore, e dinfinite altre tai cose ;che non è lecito intendere per questi nomiquello che ciascun vuole, ma bisogna rimet-tersene all uso del popolo, spiegando le vociil meglio che si puf). quello è vero che