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sempre V osservino ; e se quelli che spieganoi misterii dell’algebra, e quelli che s’affaticanointorno alle cose infinitamente piccole, nonincorran talvolta in idee confuse ed oscure,delle quali però niente si turbano ; e comen hanno scoperta alcuna proprietà, stimanociò bastar loro, e procedono avanti ne i loroargomenti con sicurezza. Il che se fanno essi,non dovremo maravigliarci , se i filosofi, trat-tando delle virtù e dei vizii, faccian lo stesso;e volendo mostrar a gli uomini le vie dellafelicità , e tener dietro a tutti i beni che lacontengono, ragionino talvolta di una cosaprima di averne data la definizione, e talvoltanon ne dieno definizion ninna, contenti diquella idea che ne ha il popolo ; della qualposcia non contentandosi altrove , la spiegano,e più tosto che definirla, la descrivono; e ciòfacendo tornano più volte allo stesso argomen-to, e turbano quel bell’ ordine che i geometris’ hanno proposto. Nè bisogna riprender tantoAristotele , nè gli altri antichi, che le materieloro trattarono a questo modo. I quali non ègià da credere che non conoscessero i comodidel ragionar geometrico, ma conobbero an-cora, vana cosa essere il volergli trasferire atutte le scienze. E certo troppo duro sarebbeil non volere che possa parlare della virtù,nè lodare la temperanza, la liberalità, la cor-tesia , la mansuetudine, se non chi abbia stu-diato in geometria , essendo queste virtù i mezzipiù principali per conseguire la felicità, a cuison nati tutti gli uomini, non i geometri so-lamente. E credo anche che gli antichi, avendo