PARTE PRIMA /[lò
alla felicità, nè le vorremmo se la felicità nonce le avesse, per così dire, raccomandate.
CAP. II.
In che consista la felicità.
Se ha questione in filosofia oscura ed av-volta , si è questa. Yeggiamo dunque di spie-garla a poco a poco , e come possiamo. Eglipar certo che il fine ultimo di qualsivogliaazione umana vada a riporsi o nel piacere onella virtù; perciocché qualunque azione Tuoni faccia , cerca sempre o 1’ uno o 1’ altra ; e sevuole il piacere, non gli si domanda maiperchè lo voglia , parendo che il piacere siada volersi per se stesso. E lo stesso dicasidella virtù. Riducendosi dunque 1’ ultimo fineo al piacere o alla virtù, pare che la felicitànon debba potere allontanarsi da queste duecose.
E quindi son nate varie opinioni molto traloro diverse. Epicuro , che fiorì sotto i tempidi Aristotele , volle che la felicità fosse postanel solo piacere, parendogli che l’uomo nonpotesse in ultimo voler altro. La qual opinioneprese egli forse da Aristippo , che fu capode’Cirenaici, e fiorì prima di Aristotele ; seb-bene alcuni credono che Epicuro prendessetutto da Democrito , il qual filosofo fu dellasetta de gli Eleatici , discendente da’ Pitago-rici.
Zenone , che fu. capo degli Stoici, e visseintorno a’ tempi d’ Epicuro , volle che la.