Band 
Volume II.
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418
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FILOSOFIA. MORALI!,

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CAP. V.

Come dicasi la felicità esser posta nellacontemplazion d urì idea.

Platone distolse gli uomini da tutte le coseterrene, e gl invitò alla contemplazion d unaidea, nella quale se avesser potuto mirareuna volta, disse che sarehbon felici. Pochi siinvogliarono d una felicità così astratta. Noipero dichiareremo 1 opinione di quel grand* uo-mo , e comincieremo da più alti principii a(juesto modo.

Tra le molte idee che ci si parano dinanzialla mente, n ha alcune che si chiamano sin-golari, et altre che si chiamano universali.Le singolari sono quelle che ci rappresentanole cose singolari ; come lidea del tal uomo ,per esempio di Giulio Cesare : le universalisono quelle che oi rappresentano certe formeastratte , che appariscono non in una cosasola , ma in molte ; come lidea dell uomo ingenerale, per cui ci si rappresenta non untal uomo , ma la natura e la forma astrattadell uomo , la qual apparisce in tutti. E cosìe lidea del cittadino in generale, che cirappresenta non un tal cittadino, ma unacerta forma astratta, che apparisce in tutti icittadini. E tale è 1 idea del bello in gene-rale , o vogliam dire della beltà, e lidea delbuono in generale, o vogliam dire della bon- , et altre infinite.

Credono molli metafisici che le idee universali