Band 
Volume II.
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PARTE PRIMA 4 i 9

si formino cavandole et astraendolo dalle ideesingolari; e per ciò astratte le chiamano: espiegano la cosa in questo modo. Veggendonoi molle cose singolari, ci fermiamo talvoltain quello che è comune a tutte , senza pensarpunto a ciò che è proprio di ciascheduna ; eallora è che ci rappresentiamo nella ménteuna certa forma comune, cavandola dallecose - singolari, e formiamo lidea universale.Cosi veggendo molti uomini singolari, Cesare ,Lentulo, Trebazio , e considerando in essisolamente Tesser duomo che è comune atutti , ci formiamo nell animo un essenzaumana astratta da tutti gli uomini ; e quellae unidea universale. A questo modo ragio-nano i più dei metafisici, e si credono chequelle forme astratte non abbiano sussistenzaniuna nella natura, e sol tanto sieno nel-Panimo nostro, e in quanto da noi si con-cepiscono.

Ma Platone , il qual solo vai più che tuttigli altri, ha creduto il contrario, et ha volutoche le nature astratte sieno e sussistano nonnegli animi nostri, ma fuori, e fossero ancheprima che si concepissero ; e queste essereeterne et immutabili, non ristrette da luogone da tempo, alle quali rivolgiam lanimoper un avviso che ce ne danno gli oggetti sin-golari , secondo che a noi si presentano ; ondeci pare di trarle e pigliarle da essi, ma leabbiamo d altronde. E secondo una tale opi-nione, non è da credere che la beltà, labontà, e le altre essenze che astratte si chia-mano , per noi si formino e sieno sol tanto,