in vero f una dall’altra
ma però tra loro
con-
giuntissime j cioè se l’uomo sia composto d’a-nima e di corpo, e se sia nato alla società 5perchè sebben pare che Aristotele non nedubiti, non è però da sprezzarsi 1 ’ autorità diPlatone , il qual volle che l’uomo non fossealtro che 1 ’ animo , nè più il corpo gli appar-tenesse di quel che appartengono i ceppi alcarcerato. E in verità che altro poteva eglidire, considerando che l’animo, appresso lamori,e , si rimarrebbe in eterno senza il corpo ?Certo che la naturai ragione non altro potevainsegnargli. Che se fucino non è naturalmentecorporeo, come potrà egli dirsi che sia natural-mente ordinato alla società ? La qual non gliappartiene se non quanto, essendo egli nellaprigione del corpo, gli conviene di vivere perqualche tratto di tempo con altri 'prigionieria lui simili. Così Platone .
Ma Aristotele considerava 1’ uomo comecomposto naturalmente d’ anima e di corpo, elo invitava alla società. Però non è da mara-vigliarsi che Platone proponesse all 1 uomo unafelicità, et Aristotele un 1 altra - , imperocché con-dotti da principii diversi cercarono cose di-verse; quegli la felicità del solitario, e questidell 1 uora civile.
In fatti avendo poi Aristotele divisa la feli-cità in due, in quella del solitario e in quelladell 1 uom civile, chiamò la prima tfempynxfofnoi diremo contemplativa ; e la fece consisterenella contemplazione nè più ne imno come Pla tone avea fatto. E questa felicità tanto apprezzò,che l’antepose a quell’ altra dell 1 uom civile ,