4 2 8 filosofia morale
la quale , chi la facesse per altro fine che perusar virtù , non sarebbe più azion virtuosa.Però ben disse Artistotele nel libro sesto : Ieriyàp avrì? fy BvapaU a , la stessa azion
buona è fine. E s’ è cosi, perchè dubiteremonoi di dire che nell azion virtuosa sia princi-palmente riposta la felicitò? La quale, perquesto appunto che non e diretta ad altrofine , può dirsi fine a se stessa ; il che si-milmente dell’ azion virtuosa si dice.
Altri poi hanno sminuito V argomento d’ Ari stotele , facendolo valere troppo più che nonconveniva, e l’hanno piegato e rivolto a que-sto modo. Niente può convenire al sonatore ,inquanto egli è sonatore, se non il sonare; nèal danzatore, inquanto egli è danzatore , se nonil danzare; nè al cavalcatore, inquanto egli ècavalcatore , se non il cavalcare ; dunque senoi seguiremo gli stessi esempi, bisogneròconchiudere che niente convenga all’ uomo ,inquanto egli è uomo , se non 1’ azion ragio-nevole e virtuosa ; il che dicendo , bisogneràanche dire che la felicità non sia posta inaltro che nella virtù, e ci accosteremo agliStoici. Io pero rispondo a questo modo. Egliè il vero che al sonatore , inquanto è sonatore,altro non si conviene se non il sonare ; maciò accade perchè il sonatore, inquanto è so-natore, altro non è che sonatore; e lo stessodicasi del danzatore, del cavalcatore e de glialtri. E similmente se l’uomo, inquanto è(uomo, non fosse altro che ragionevole, nientealtro gli si converrebbe se non l’azion virtuosa ;ma èssendo egli ancora composto d’anima e eh