PARTE PRIMA. 4 2 7
corpo, è però nato alla società, e chiamatoagli ufficii del cittadino , non e da maravigliar-si , se oltre V azion virtuosa gli convenganoeziandio altri beni, sanità, bellezza, onori,senza cui star non potrebbe la felicita, allaquale ricercasi principalmente la virtù, manon basta.
GAP. Vili.
Se possa uno essere più felice di un altro.
Gli Stoici, i quali ponevano la felicità nellasola virtù, uguagliando tutti i virtuosi, ugua-gliarono eziandio tutti i felici. E ciò fecero,perchè avendosi immaginata una certa virtùperfettissima e somma , di cui niuna potesseessere maggiore, vollero chiamar virtuoso efelice solamente colui che quella avesse acqui-stata j e quelli che noi chiamiamo virtuosi efelici, e che non giungono a quell’ altissimogrado, gli chiamavano essi, non virtuosi, mavicini alla virtù, nè felici, ma vicini alla fe-licità. E a questo modo non doyea certo pa-rer loro che uno potesse essere o più virtuosoo più felice d’un altro.
E Similmente insegnavano non poter l’unoesser dell’ altro più misero , ma tutti i miseriesser miseri egualmente 5 consistendo, secondoessi, la miseria nell’esser privo della sommae perfettissima felicità, nella qual privazionetutti i miseri sono eguali. Nè vai che l’uno siapiù vicino alla felicità che V altro , poiché nongiungendovi niun di loro, ne sono egualmente