43,3 filosofia morale
privi amendue. E qui valeva usi dell’esempiodei sommersi, i quali egualmente annegano ,o sieno sott’ acqua cento piedi, o un palinosolo ; non avendovi altra differenza, se nondie quelli che sono piu Ipu, son più lon-tani dalla salvezza , e quelli che son più alti,veggono la lor salvezza piu. vicina et affoganocon maggiore speranza.
I Peripatetici ragionarono d’una manierapiù popolare , e seguendo Aristotele si risero'degli Stoici ; imperocché avendo constituitola felicità nella somma di molti beni volleroche dovesse chiamarsi felice non solamentecolui che tutti gli aVesse e in grado sommo(il qual veramente felicissimo dovrebbe dirsi),ma anche colui che ne avesse molti e in gradoeccellente, benché alcuni gliene mancassero.E certo questa è l’usanza del parlar comuneintorno a tutte le qualità ; che non si dicecaldo o bianco solamente quel corpo che hatutti i gradi del! calore o della bianchezza ,ma quello ancor che ne ha molti ; nè si diceeloquente solo colui che ha tutte le parti del-l’eloquenza , ma quello ancora che ne ha con-seguito molte, e in esse risplende. Potendodunque uno aver più beni che un altro , equegli stessi beni che ha l’altro , avergli ingrado maggiore, perciocché può un9 esserpiù forte e più temperante , e più liberale e piùmansuesto e più cortese, e più sano e piùrobusto e più bello che un altro; quindi è,secondo i Peripatetici, che l’uno possa dirsipiù felice dell’altro. E par bene che gli Stoici,