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Volume II.
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436 filosofia morale

cangiarsi a piacere, mutando e principii econseguenze a voglia nostra. Che se ciò nonsi dice nellaltre scienze, perchè dovrà dirsiquella morale? la quale se ha alcun principionon ben noto a tutti, come hanno anche lescienze speculative, ne ha però molti notis-simi , e che niuno ardirebbe negare. Chi ne-gherà che ben sia far bene ad altri, potendofarlo ? Chi dirà che la parola data non è damantenersi? Chi negherà questa verità, checonvenga all uomo di dire il vero, se queglistessi che la negano, intendono di dire ilvero, negandola, e per questo appunto la ne-gano ? Tanta è la forza della verità e del-lonesto.

Che se i fanciulleschi amori de i Grecifurono in alcun tempo detti onesti, ciò forsefu perchè onesto si chiama anche quello che,

Q uantunque cattivo in se, tuttavia non è con-arinato dalle leggi della città, et è facilmentecompatito da gli uomini, e non reca disonore ;siccome veggiamo ora, che se una giovanedonna, essendo libera, ami focosamente ungiovane parimente libero, si dice lamore essereonesto, non perchè sia buono e meriti laude,ma perchè le leggi della città noi condanna-no , reca disonore alcuno, et oltre a ciòvuol compatirsi la gioventù; ma non per tantoi filosofi il disapprovano. Così può essere chegli amori de Greci si dicessero onesti per si-jmil modo. E parmi daver letto nel famosoConvito, che essendosi messo Socrate a se-dere vicin di Fedro , sorrisero tra loro i con-vitati ; ciò che è pur segno che quel Socratico