PAHTE SECONDA 44 1
qualche merito a chi l’adopera, rendendolotale, che ben gli sta, se ben gliene avviene,E questa verità è tanto chiara per se stessae manifesta, che può aver luogo tra i prìn-cipji. Altre proprietà si assegnano dell azionevirtuosa, delle quali diremo appresso. Diciamoora dell’azion volontaria.
G A P. IV.
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Delfjizion volontaria.
Volontaria si dice quell’azione che uno fa,essendo mosso da un principio che è dentrodi lui, avendo considerato le ragioni di farla;e così credo che voglia intendersi Aristotelelà dove e’dice, il volontario esser quello,v fi ÙPXV èv avrò elei ónci rà xuQexaa'tch , evoh; fi ■Tcpdhic’, perciocché le singolari circostan-ze , Ta xafP exao-ra,, che debbon conoscersidall’operante, contengono appunto le ragioniper cui dee o non dee operare.
E certo è che all’azion volontaria non ba-sta che sia fatta per un principio intrinseco,se tal principio non si move per cognizione;altrimenti si direbbe volontaria ancor la ca-duta di un corpo grave, provenendo da unprincipio inti’inseco che è nel corpo istesso ;la qual pero non si dice volontaria, poichéquel principio, ond’essa procede, non si moveper cognizione, ma per altro.
Quindi è, che per la violenza si rende 1’ a-zione involontaria, et anche per l 1 ignoranza.La violenza è quando si fa un’azione contra