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Volume II.
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446
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446 FILOSOFIA MORALE

piò vuole di due partiti, essendo però piùinclinato alluno che allaltro. Ed è chiaro chequesta maggiore inclinazione non toglie la li-bertà perciocché ella invita bensì lanimo ,ma non lo sforza, ed egli spesse volte con-dotto da ragione, sceglie e vuole quel partitoa cui meno inclinava. Altre divisioni si danuodella libertà; ma noi al presente non ne ab-biamo bisogno.

A questo luogo apparterrebbe una quistionemolto sottile e molto agitata, cioè se quellalibertà che fino ad ora abbiam definito ve-ramente si dìa, e se luomo labbia. La qualquistione è importantissima alla morale ; poi-ché se 1 uomo non è libero , ed è condottoin tutte le sue azioni da una certa fatale ne-cessità , che servon dunque tante leggi e tantiprecetti ? Ma noi lasceremo tal controversia ai fisici , a cui sta veramente di trattarla , eterremo intanto per fermissimo che Luomosia libero , e non già condotto in tutte le cosedal destino, siccome volle Zenone e moltiStoici ; comechè Crisippo , che fu pure di quellasetta, e udì Cleante , e, come vuoisi, fu di-scepolo dello stesso Zenone , sottraesse le umaneazioni alla potestà del destino. Che se purealcuno Stoico ci importunasse , e noi gli ri-sponderemo, che se gli uomini fan per de-stino tutto ciò eh essi fanno, noi, che cre-diamo esser liberi, dovremo dunque esseredestinati a crederlo; e se in questo ci ingan-niamo , la colpa sarà pur del destino, e nonnostra. Lascinci dunque avere quella credenzaa cui, secondo lopinion loro, siam destinati.E ciò basti aver detto della libertà.