PARTE SECONDA
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CAP. VI.
Che cosa sia la virtù.
Spiegata avendo fin qui l 1 azion virtuosa,sarà facile intendere che cosa sia la virtù,non essendo ella altro che un abito di far leazioni virtuose 5 e quando dico un abito, in-tendo una prontezza et una facilità di ope-rare acquistata con l 1 esercizio e con l’uso.
E certo non pare che la virtù debba esserealtro che un abito 3 perchè siccome non sidirà aver la scienza del danzare , nè si chia-merà danzatore colui che una volta sola estentatamente fa un passo simile a quelli chefanno i danzatori, ma sì colui , il quale es-sendosi lungamente in quell’ arte esercitato ,ne sa far molti, e speditamente e con facili-tà , e con scioltura e con grazia ; così pari-mente non si dirà avere la mansuetudine, nèmansueto si chiamerà colui che una volta solae a gran fatica abbia compresso l’ira sua, masì colui, che avendol fatto molte volte, il faogginun facilmente e quasi senza volerlo. Ecosì può dirsi di ogni virtù. È dunque la virtùun abito. Ne altro certamente che un abitointendon gli uomini nel ragionar comune, qua-lora usano il nome della virtù. Il che da sesolo basta a provar quello che abbiamo pro-posto.
Pur questo stesso si prova da Aristotele conaltra ragione assai sottile, a intender la qualebisogna cominciar di più alto. Io dico dunque