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Volume II.
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458
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458 FILOSOFIA MORALE

argomento è da distinguere ; perché sebbenele passioni a chi non è ancor virtuoso recanonoja grande e fastidio, non ne recan però achi è jgià virtuoso, perciocché il virluoso,avendovi fatto l'abito, le governa e le tem-pera facilmente ; e sapendone , per così dir,larte, le regge con piacere; come il cava-liete che regge il cavallo con maestria, e viha diletto , piacendogli di far ciò che sa farcosì bene; e se il cavallo mostra sdegnarsidel freno, e tuttavia^ gli obedisce, piace an-cor quello sdegno. Non son dunque le pas-sioni, moleste faticose di lor natura, es-sendo tali solamente a quelli che non hannovirtù; poiché a gli altri, che son virtuosi,cedono facilmente e si piegano confessi vo-gliono; di che eglino senton piacere, e netraggono ajuto per far le azioni virtuose conpiù pronto e sicuro animo. Per le quali coseparmi dover conchiudere che le passioni nonsono per niun modo cattive di lor natura.

CAP. X.

Se la virtù sia. posta in un certo mezzotra V eccesso e il difetto.

Che la virtù,*e similmente lazion virtuo-sa , consista in mediocrità, cioè a dire in uncerto mezzo posto fra due estremi, lun dequalicade in difetto, 1 altro trascorre in eccesso,è stata senza dubio opinione fermissima dA-ristotele ; così che egli non dubitò di definirla virtù ?r poaipi?r?e% lv fieWTqti, abito