Band 
Volume II.
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PARTE SECONDA q5c)

di deliberare e di eleggere consistente in me-diocrità e poco appresso volendo spiegaretale mediocrità, aggiunge: peffóvriq §vo xaxtavrtfq {lèv xctd' vittp^oXyfl, t^q de sX/leiìpiv.

tale mediocrità è fra due mali, l 1 un de qualiè per eccesso, laltro per mancanza. Diciamoalquanto di quest opinion dAristotele , laquale è tanto famosa, che quasi è venuta inproverbio.

E certo, se dicendosi che la virtù è pastain mezzo Ira leccesso e il difetto, altro nonvoglia intendersi se non che ella non può averein se luno laltro, la cosa è chiarissi-ma - , perciocché se la virtù avesse in se ec-cesso alcuno, o difetto , starebbe male, e nonsarebbe virtù.

E forse a questo argomento ebbe riguardoAristotele , benché egli lo proponesse per mododi analogia ; la qual maniera di argomentarebenché non induca evidenza ne i discorsi , èperò molto illustre e famigliare a i filosofi.Aristotele dunque argomentava così. Tutte lecose bene e rettamente constituite stanno inmezzo tra leccesso e il difetto: la fatica ret-tamente presa non dee essere troppapoca : d asta non dee essere troppo lunga troppo corta : il vento al navigante non sivuole ne troppo gagliardo troppo debole je così avviene di mille altre cose. Perchè nondiremo lo stesso della virtù ? La quale essendoottima fra tutte, par bene che debba fra tutteessere sgombra dogni eccesso e dogni difetto.

Ciò si conferma da Aristotele anche pervia di induzione poiché avendo annoverate