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Volume II.
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470 FILOSOFIA MORALE

nominato alcuna virtù, gli sono talvolta sfug-giti gli estremi, e non gli ha nominati, etanche talvolta luno ne lia nominato e nonl 1 altro. Per la qual cosa Aristotele stesso, checercò di essere tanto popolare, come sav-venne a certe virtù e a certi esti emi, non potèesserlo quanto volea.

Però se presero gran briga i filosofi a de-finir le virtù, molto maggiore ne prenderemmonoi se volessimo esaminar le loro definizioni,e cercar sottilmente se bene esprimano que-gli abiti che il popolo avea contrassegnati, ecomprendano tutto quello che sotto quei nomisi comprendeva ; perchè chi può saper giu-stamente le idee che aveva il popolo di queitempi, e la forza de i nomi loro, massima-mente in tanta diversità e lontananza dellelingue , come de i costumi e delle leggi 1 Ol-tre che, sarebbe anche da quistionar moltevolte , se avendo un filosofo dichiarata qual-che virtù, abbia voluto definirla esattamentesecondo le regole de i dialettici, o solamentedichiararla. E certo Aristotele , il qual dicesiessere stato il primo ritrovatore di tali re-gole , in alcun luogo non ebbe gran cura diosservarle, e, come cosa sua, le disprezzo.

11 perche molto comodamente faremo, elibereremo la filosofia da una gran noja , seprenderemo le definizioni che ci hanno la-sciato gli antichi delle virtù, non come de-finizioni di cose certe e già stabilite, ma comespiegazioni di certi nomi imposti a piacere ,a guisa che fanno i matematici. Perchè chipuò vietarne di concepire con lanimo un