PARTE TERZA ^3
do^e d pericolo sia vicinissimo, tanto si turbache non sa prender consiglio , nè può.
Sono alcuni abiti i quali dal volgo si chia-mali tortezza, e non sono: perciocché nèquelli son forti che si espongono ai pericoliper mercede, nè quelli che il fanno solo perira- poiché niuno di questi opera per fine dionestà, tolto il qual fine, è tolta via la virtù.Nè quelli pure son forti i quali si confidanotanto nella perizia e robustezza loro, che noncredono essere verun pericolo nell’ incontro ;perciocché se si leva l’immaginazion del pe-ricolo, levasi eziandio la materia della virtù.E questi tali son da temersi, ma non sonforti.
CAP. IV.
Della temperanza.
La temperanza è una virtù per cui l’uomosi astiene moderatamente, cioè quanto ragionvuole, dai piaceri -, nè dico da tutti i piacerima da quelli che consistono nel mangiare enel bere, e da quelli che appartengono alsentimento del tatto. Perciocché colui cheusa moderatamente , e sol quanto gli si con-viene , del piacer della musica , benché facciaazion buona , e virtuosa e lodevole, non peròtemperante si chiama j nè intemperante si di-rebbe quando ne usasse soverchiamente: esimilmente colui che si dà al piacere dellacaccia o del ballo, o dell’armeggiare o d’al-tra tal opera , il quale nè temperante nè