536 FILOSOFIA MORALE
caccia , non si dice propriamente i'yxpar^g,continente, ma chiamasi con altro nome. Forseche, estendendo la continenza a i piaceri delgusto, offendiamo alcun poco l’uso del co-mmi favellare; il che se è vero, non moltoperò ci pentiremo di aver errato in così pic-ei ola cosa.
E già si vede che la temperanza e la con-tinenza versano intorno alle istesse cose , nèperò sono lo stesso. Poiché per la temperanzasi vince la cupidigia de i piaceri facilmentee quasi senza fatica ; per la continenza, conPitica e difficilmente. Laonde la temperanzaè virtù, la continenza è solo disposizione allavirtù.
Alla continenza opponsi l’incontinenza, cheda Aristotele vien detta àxpaffia ; et è unadisposizione che ha l’uomo a lasciarsi trarredalia cupidigia de i piaceri più che non con-viene; benché anche questo faccia con faticae malvolentieri, e combattendo pure e con-trastando con l’appetito. Quindi è, che l’in-continenza non si mette tra i vizj ; perchèsiccome la virtù è un abito per cui si fannofacilmente le azioni oneste, così il vizio èun abito per cui facilmente si fanno le diso-neste ; nè questo può dirsi dell’incontinente,il qual non si piega alle cose disoneste senon dopo molto e lungo contrasto, quasi vintoe strascinato dalla passione.
E di qui si vede qual sia la differenza tral’incontinente e F intemperante ; perchè Fin-temperante, come vizioso, cede ad ogni urtodella passione senza contrasto \ F incontinente