PARTE QUINTA SS]
cede solo à gli urli maggiori e pecca con fa-tica 3 laonde F intemperante ha il giudicioguasto, l’incontinente intende meglio e me-glio conosce di far male3 di che avviene cheF incontinente spesse volte si pente del suoeccesso e si corregge 3 ciò che non fa se nonrade volte F intemperante.
È stata quistione tra i filosofi, se 1 incon-tinente possa dirsi prudente3 perche da unaparte Fincontinente, il qual pecca e fa tut-tavia gran contrasto all’appetito per non pec-care , mostra ben di conoscere e giudicareche non gli convenga Fazione che egli fa5perciocché non contrasterebbe se questo nonconoscesse • onde pare che abbia prudenzaconoscendo e giudicando dell’ azione retta-mente. Ma d’altra parte qual maggiore im-prudenza che elegger quello che si conosceesser cattivo? E perciò pare che Finconti-nente non abbia prudenza. Vogliono dunquealcuni che Fincontinente debba dirsi pruden-te , et altri no. Aristotele lo lasciò essere im-prudente 3 di che due ragioni possono addursi.
In primo luogo, il prudente è virtuoso,essendo la prudenza, come sopra è dimostra-to , di sua natura congiuntissima alla virtù 3ma Fincontinente non è virtuoso, essendoF incontinenza una disposizione al vizio 3 pardunque che Fincontinente non debba aversiper prudente.
In secondo luogo, Fincontinente quantun-que formi assai rettamente il giudicio specu-lativo, considerando Fazione in generale, tut-tavia peccando mostra di non formare assai