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Volume II.
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538 FILOSOFIA MORALE

Fellamente il giudicio pratico 5 ma la prudenzaè posta principalmente negiudicj pratici ; dun-que non è da dire che lincontinente abbiaprudenza.

è però da maravigliarsi se molti incon-tinenti si odono parlare nelle adunanze ecompagnie de gli uomini ottimamente, e darlezioni utilissime, et esser molto da attendersile lor sentenze: imperocché in tali compagnieper lo più avviene che si ragioni delle cosein generale, senza discendere alle ultime par-ticolarità , nelle quali sole lincontinente erra*Senza che, nelle compagnie allegre e giocon-de , e che si tengono più a passar tempo esollazzarsi onestamente, che ad altro fine,entrar non sogliono le impetuose passioni,che sole possono conturbare il giudicio del-Y incontinente , il qual conosce et ama la virtùfin tanto che la passione gliel consente.

CAP. IV.

Velia tolleranza.

La tolleranza, che da altri è stata dettacostanza, e da Aristotele xaprspiai ì è una dis-postoti d animo, per cui luomo sostieninoja e il dolore senza turbarsene più di quelloche gli convenga; e il fa però con. fatica edifficoltà ; onde si vede non esser fortezza,virtù, essendo che il forte e il virtuoso so-stien la noja e il dolore facilmente.

Alla tolleranza opponsi una qualità che noipotremo dire intolleranza, o mollezza danimo,