PARTE QUINTA 53t)
e da Aristotele fu detta fiaAaxia’, et è unadisposizione, per cui l’uomo resistendo al do-lore, e contrastando per sostenersi, pur cedee si abbandona di tanto in tanto a una so-verchia tristezza ; nel che non è ne effemmi-natezza, nè vizio ; perchè 1’ effemminato e ilvizioso cede subito al dolore, e si turba senzacontrasto.
I continenti sogliono essere tolleranti; per-ciocché chi può astenersi dal piacere, puòanche soffrir con pazienza il dispiacere. E si-milmente gl’ incontinenti soglion essere intol-leranti ; perciocché chi non sa astenersi dalpiacere , molto meno saprà soffrire il dolore.Oltre a ciò, la continenza è una disposizio-ne, per cui l’uomo, privandosi d’un piacere,soffre una noja, essendo sempre nojoso il pri-var se stesso di un piacere. Par dunque cheniuno possa essere continente, se non è ancorain qualche modo tollerante.
CAP. Y.
Della verecondia .
La verecondia è una disposizione che hal’uomo a vergognarsi del mal fatto, temendoa cagion di questo non esser tenuto cattivoda gli altri. Onde si vede che la verecondianon è qualunque vergogna, ma quella solache nasce dall’ azione poco onesta. Perchèquando gli uomini si vergognano della povertào dell’ ignoranza, o d’esser nati in basso luo-go , quella si chiama pivi tosto vergogna cheverecondia.