576 FILOSOFIA MORALE
nobile e più perfetto quel piacere che tiendietro all’ operazione dell’ intelletto, di quelloche segue l’operazione d alcun senso dei cor-po, essendo quella senza alcun dubio più no-bile e più prestante di questa?
E potrebbe anche più facilmente conoscersila varia nobiltà de i piaceri, clii potesse ve-dere non sol le cagioni ond’essi nascono, inaanche l’intrinseca forma loro. Sebben sono diquegli i quali credono , tutti i piaceri esseredella stessa forma inquanto a loro, nè distin-guersi per altro che per le cagioui che gli pro-ducono, le quali, henche diverse, produconolo stesso effetto. Aristotele non pare che siastato molto amico di questa opinione, essendosiingegnato di dimostrare con tante prove che ipiaceri doxvtn xai rè sidei fìiafiépeiv, cioè sonoanche di spezie differenti; il cne no i si direbbese fossero differenti tra loro solo per l’opera-zione che gli produce ; nè questa estrinsecadifferenza avrebbe bisogno di tante prove.
Et io m’accosto volentieri all’ opinion d’A-ristotele ; perciocché parmi assai probabile,che essendo le operazioni, onde i piaceri pro-vengono , di spezie tra loro tanto diverse,debbano esser diverse eziandio le spezie diquei piaceri che ne provengono ; et altro debbaessere il piacere che nasce dalla contempla-zion delle cose, altro quello che nasce dalbere, nè lo stesso piacere sentasi nell’amici-zia che nel canto.
E quindi è, che i diversi piaceri, come veg-giamo, bene spesso si impediscon 1’ un 1’ al-tro e si guastano ; e però molte volte ne