PARTE QUINTA ' $r
vogl iamo uno, e non un altro ; così [nell a tra-gedia ci dispiacciono i motti e gli scherzi chenella commedia ci piacerebbero ; e ciò avvieneperchè nella tragedia vogliamo il piacere dipiangere. Non è dunque da dire che da tuttele operazioni nasca lo stesso piacere.
GAP. XV.
Se il piacere sia per se stesso un bene.
Aristotele ha negato che il piacere sia perse stesso un bene, e F ha assomigliato al de-siderio ; il qual se è di cosa buona, è buono,se di cattiva, è cattivo ; così il piacere seviene da operazion buona, è buono, se dacattiva, è cattivo. Così Aristotele ; all’ opiniondel quale io non potrei accostarmi , se nonlà dove si cercasse se il piacere sia per sestesso onesto o disonesto ; che certo non èper se stesso nè l’un nè l’altro; e sol dicesionesto quando viene da operazione onesta, edisonesto quando viene da operazione disonesta.
Ma cercandosi se il piacere sia per se stessoun bene , non si cerca già se egli sia per sestesso onesto ; perchè molti beni sono oltre agli onesti : la sanità non ha in se nè per seonestà niuna ; pur chi dirà che ella non siaun bene? E così pur sono la bellezza , F agi-lità , la grazia , et altri doni, de’ quali nonavrebbe voluto Aristotele comporre la felicitàse non gli avesse stimati beni. Essendo dun-que che molti beni si trovano oltre gli one-sti, potrebbe il piacere essere per se stessoZanotti F. M. Voi . II. 37