5^8 filosofia morale
uu bene, quantunque per se stesso non fosseonesto ; e che egli sia di questa maniera, ni’ in-gegnerò di provarlo, el ie che ne abbia pen-sato Aristotele .
Bene per se stesso si dice esser quello cheB uom desidera senza riferirlo ad altro fine,perchè non riferendosi ad altro fine, mostradi avere in se stesso la ragione di essere de-siderato , e però di essere un bene per sestesso. Ora a qual fine si riferisce egli il pia-cere ? E volendo uno alcun piacere, chi èehe il domandi a qual fine lo voglia ì Pardunque che il piacere sia per se stesso unbene. E certo, chi levasse al diletto tutto ciòche non è lui, e ridottolo alla semplicissimaforma del piacere, lo mostrasse a gli uomini,qual sarebbe tanto insensato che noi desiderasse !
E tanto più mi meraviglio che Aristotele non sia venuto apertamente in questa opinio-ne , avendo egli stesso mossa una ragione chepur dovea trarvelo ; et è là dove , argomen-tando dal contrario, perchè il dolore è unmale, ha conchiuso che il piacere debba es-sere un bene àvàyx.^ vv rìqv vièovìiv àyadóvri eivav ; imperciocché essendo il dolore senzadubio per se stesso un male, potea similmen-te, argomentando dal contrario, conchiudereche il piacere dovesse essere per se stesso unbene. Della qual forma di argomentare si riseVeramente Speusippo , e rivolgendola ad altrosoggetto , domandò : se f avarizia fosse unmale ; et essendogli risposto che era, domandòdi nuovo: se l’avarizia fosse contraria allaprodigalità ) e rispostogli parimente che era