PARTE QUINTA 5 79
conchiuse, argomentando dal contrario: dun-que la prodigalità sarà un bene. Argomentavamolto acutamente Speusippo ; ma non peròdiceva il vero ; nè dovea così di leggeri tras-ferir 1’ argomento divistotele dalla contrarietàdel dolore e del piacere alla contrarietà del-l’avarizia e della prodigalità, essendo due con-trarietà tanto diverse; perciocché l’avarizia ela prodigalità si oppongon tra loro, come dueestremi d’ un’ istessa virtù ; non così il doloreet il piacere. Ma di ciò altri veggano.
Tornando al proposito , domanderanno al-cuni : Se il piacere è per se stesso buono,come son dunque alcuni piaceri cattivi ? chetali pur sono i disonesti. A che rispondo, chei piaceri disonesti non son cattivi inquantosono piaceri, ma son cattivi inquanto sondisonesti ; cioè a dire , inquanto si congiun-gono ad una operazione che è difforme dalleregole dell’ onestà ; et è da dirsi cattiva F o-perazione, non il piacer che la segue ; e peròchi abborrisce la Golpa, non F abborrisce per-che piace, (che ciò sarebbe irragionevoi cosa)ma F abborrisce perchè è colpa; siccome chiama l’aziori virtuosa, non Fama perchè recaincomodo e fatica ( che ciò sarebbe pazzia ),ina 1 ama perche è azion virtuosa, e soffreF incomodo per amore della virtù.
È dunque il piacere per se stesso un bene,avendo la forma e la natura del bene in sestesso; e quindi è, che nè alcun uomo feliceimmaginar sappiamo, nè alcun Dio , se noiricolmiamo di un grandissimo et infinito pia-cere. E ben potea passarsi Aristotele di quella