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Volume II.
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58o filosofia morale

sua leggiadra comparazione, quando assomi-gliò il piacere al desiderio ; perciocché il pia-cere ha qualche ragione in se desser voluto,il desiderio non ne ha niuna ; e labbondanzade i piaceri fa luoro felice, labbondanza dei desiderj non già.

C A P. XVI.

Se il piacere sia V ultimo fine.

Essendo io venuto a ragionar del piacere ,non crederò che niuno sia per riprendermi seio tornerò ad una quistione trattata già finda principio, e cercherò se il piacere sia essolultimo fine ; giacché pare che alcuni nonsappiano levarsi di mente che in esso solosia posta la felicità. Et anche Aristotele tornòpiù d una volta alla medesima quistione,volle finire i suoi dieci libri della morale senzaaver prima risposto a gli argomenti di Eu-dosso, il quale avea posta tutta la felicità nelpiacere, adducendone più ragioni. Noi dunque,seguendo Aristotele , ci accosteremo di nuovoall istessa quistione , e non concederemo perniuna ragione ad Eudosso quello che già ne-gammo ad Epicuro .

Io dico dunque quello che ho detto altrevolte ; e ciò è, che la felicità consiste nonnel solo piacere, ma nel piacere insieme enella virtii -, imperocché non può luomo esserfelice se egli non ha tutti quei beni che a luisi convengono , cioè tutti i beni a quali percerto suo invincibile istinto si sente esser tratto :