Band 
Volume II.
Seite
581
JPEG-Download
 

PARTE QUINTA ^ 581

or questi beni, come sopra è dimostrato,sono il piacere e la virtù; egli non può dun-que esser felice se non ha insieme e piacerie virtù.

Oltre a ciò , il piacere senza la virtù nonpuò mai essere tanto grande, quanto alla feli-cita si richiede; perciocché mancando all uomola virtù, gli manca eziandio quel piacere cheda lei nasce, senza il quale è difficile che eglisia contento. Et essendo naturalmente inchi-nato all onestà , non può non sentir dispiacerese non lottiene. Qual è il traditore , il ladro,lusurpator, lassassino, il qual sentendo diessere disonesto, non dispiaccia a se medesi-mo ; et avendo mille piaceri, non volesse piùtosto avergli con la virtù? della quale essendoprivo, sente vergogna e dolore, e appena ar-disce egli stesso di chiamarsi felice. Però ècosa vana il volere immaginarsi un piacer tantogrande che basti all uomo senza la virtù.

Ma argomentava Eudosso a questo modo :L 1 ultimo fine altro non è, se non quello chetutte le sensitive cose, o ragionevoli o irra-gionevoli , per certo loro naturale istinto ap-petiscono : ma questo è il piacere ; dunquelultimo fine altro non è che il piacere. Alche rispondendo, dico che lultimo fine dellecose sensitive, inquanto son sensitive , è ve-ramente il piacere ; perciocché, inquanto sonsensitive, per loro naturale istinto ad altronon si movono ; ma se le cose sensitive sienoancor ragionevoli, come luomo è, e però-sieno tratte per naturale istinto non solo al pia-cere , ma anche alla virtù, non può lultimo